The Revenant – Redivivo (2015)

Regia di Alejandro González Iñárritu con Leonardo Di Caprio.

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Eccolo la. Un altro film autocelebrativo di Iñárritu: sullo stesso stampo di Birdman, abbiamo una storia banale e scarna incentrata su un unico personaggio che spera di aggiudicarsi un Oscar. Non fraintendetemi, Iñárritu è un regista spettacolare, forse il migliore della sua generazione ed è proprio questo che mi indigna, sei bravissimo Iñárritu, ma fai un film che abbia qualcosa da dire oltre che essere tecnicamente affascinante… La regia è uno strumento a servizio della storia, non ne è la protagonista!

Come avevo già scritto nella precedente recensione su Birdman, il problema sta che la trama non convince: basata, in grandi linee, su una storia vera, il protagonista, Di Caprio, viene attaccato da un orso e i suoi compagni di spedizione, credendolo mezzo morto, vigliaccamente lo abbandonano tra la natura selvaggia. Fin qui ci siamo, ma quello che poi verrà mostrato nel film è qualcosa di fantascientifico, neanche lontanamente vicino alla realtà (con tanto di caduta nel vuoto e atterraggio sulla cima di un albero)! Continua a leggere

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The Walk (2015)

Regia di Robert Zemeckis con Joseph Gordon-Levitt.

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Il film narra l’impresa di Philippe Petit, un funambolo francese che nel 1974 intraprese la stupefacente traversata su un filo metallico tra le torri gemelle appena costruite. Non stupisce che appena un anno dopo il tragico attacco terroristico dell’11 Settembre 2001, che causò il crollo delle torri, lo stesso Petit pubblicò un libro in cui raccontava la sua impresa, cui seguì, nel 2008, il pluripremiato documentario Man on Wire di James Marsh. Continua a leggere

Amy (2015) Il Documentario su Amy Winehouse

Regia: Asif Kapadia.

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voto:10

Un documentario fatto a dovere! Si ha una visione globale della persona e dell’artista, delle sue debolezze e del suo talento. Non importa che tu sia un fan di Amy Winehouse o no, quello che ci si aspetta da una storia vera è la ricerca del materiale originale, nudo e crudo, senza interpretazioni di sorta.

Questo documentario è costruito sulla base di filmati amatoriali realizzati da Amy, i suoi familiari e amici, nel corso della sua vita. Non essendo realizzati da professionisti quindi, sono spesso sgranati, instabili e caotici ma che ci permettono di entrare subito nella vita della cantante sin da giovanissima. Il primo filmato è di grande impatto: la ritrae all’età di 16 anni senza trucco, con i capelli sciolti sulle spalle e solare, come non siamo mai stati abituati a vederla.

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A sostegno delle immagini, le voci degli amici e familiari raccontano i periodi cardine della sua vita, dai primi successi agli eccessi di alcol e droghe, all’amore distruttivo. Seppur nella loro crudezza, queste testimonianze ritraggono un personaggio carismatico e incredibilmente talentuoso, che man mano che cresceva prendeva consapevolezza di sé. La sua aspirazione non è mai stata quella di diventare una star internazionale ma quella di essere una cantautrice jazz per un pubblico ristretto al quale far ascoltare le sue meravigliose canzoni. Perché quello che mi ha stupito di più è la capacità con la quale sapesse prendere gli episodi della sua vita e tradurli in musica. Tra i vari spezzoni video, compaiono anche le sue esibizioni live e stralci dei versi più significativi delle sue canzoni più famose. Il video che ritrae la cantante in sala di incisione mentre registra Back To Black è particolarmente emozionante: ha le cuffie nelle orecchie per sentire la base ma noi ascoltiamo solo la sua voce e i commenti che ne seguono alla fine della registrazione: ne esce una persona umile e soddisfatta, apparentemente tranquilla e serena. Purtroppo si evince che a spingerla verso il successo mondiale fosse stato suo padre insieme alle case discografiche, quando era chiaro che la cantante non avrebbe potuto stare al passo con tutti gli impegni artistici, per prediligere i problemi di sapute anche se non possono essere totalmente responsabili degli eventi che seguirono poiché ad Amy erano stati prescritti antidepressivi già in età adolescenziale, quindi diciamo che era una guerra persa in partenza…

In conclusione, un documentario esaustivo per un personaggio incredibilmente talentuoso che vale la pena conoscere più a fondo. Sono uscita dal cinema soddisfatta.

Insomnia (2002)

Regia di Christopher Nolan con Al Pacino e Robin Williams.

Voto: 9insomnia-poster

Non smarrire la strada… è il fulcro di questo avvincente thriller: un altro esempio del confine labile tra la giustizia e l’abuso di potere. Un famoso poliziotto di Los Angeles, (un eccezionale Al Pacino) mentre si occupa di un omicidio in Alaska, per errore uccide un suo collega durante un inseguimento e  da la colpa all’assassino (un sorprendente Robin Williams). Questi, però, lo ha visto e lo ricatta.

L’assassino punta sul fatto che entrambi hanno molto da perdere e che insieme possano insabbiare le rispettive responsabilità trovando un caso espiatorio. Il poliziotto non ha scelta, cerca di insabbiare le prove  a suo carico e allo stesso tempo cerca un modo per incastrare l’assassino. Al Pacino, è un bravo e scrupoloso poliziotto ma la sicurezza che ha acquisito con anni di servizio, spesso lo fa vacillare sul tema sempre acceso della giustizia che a volte viene disattesa. A tutto questo si aggiunge la difficoltà di lavorare in un luogo tanto meraviglioso tanto sconosciuto e selvaggio come quello dell’Alaska, dove d’estate sono caratterizzate dall’assenza  totale di buio, che unitasi ai sensi di colpa, porta il nostro poliziotto a non riuscire a chiudere occhio.

Christopher Nolan dimostra ancora una volta il suo talento nel saper rappresentare i bellissimi panorami e quella luce grigiastra fortissima, che diventa sempre più invadente, riesce a coinvolgere lo spettatore ad immedesimarsi della condizione di chi non dorme da giorni. Mano a mano che il film si appresta alla fine, i rumori di sottofondo si fanno sempre più forti, gli occhi del poliziotto si fanno sempre più stanchi. La resa dei conti è inevitabile.

C’era un cinese in coma (2000) ovvero, la rivincita di Verdone

scritto e diretto da Carlo Verdone con Carlo Verdone e Beppe Fiorello.

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Voto: 6+

Di tutta la cinematografia di Carlo Verdone, perché parlare proprio di questo film? Un film che ho volutamente ignorato per tanti anni proprio perché temevo fosse la solita storia con i soliti personaggi ai quali ci ha abituato il regista da sempre. Non che mi manchi la stima per Verdone, chi non ha mai visto almeno uno dei suoi film e ne ha apprezzato almeno un personaggio, un’idea o una battuta felice? Personalmente il film che ritengo essere il suo lavoro Continua a leggere

Birdman o (L’imprevedibile virtù dell’ignoranza) 2014

Scritto e prodotto da Alejandro González Iñárritu con Michael Keaton, Emma Stone, Edward Norton, Naomi Watts.
voto: 6
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Mi appresto a recensire questo film con ritardo rispetto a quando l’ho visto. Il motivo di questo ritardo è dovuto al fatto che le aspettative erano molto alte, da parte mia ma soprattutto dei media che prevedevano un grande sucesso di pubblico, critica e di riconoscimenti. Dopo aver visto i risultati degli Oscar, aver letto le altre recensioni e sentito le opinioni di coloro che erano andati a vederlo ed erano uscite dal cinema entusiasti, ho riflettutto. Non riuscivo a capire cosa avessero visto gli altri che a me era sfuggito. Ebbene, dopo un’attenta riflessione, vi dico con serenità che non mi è piaciuto.
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Cenerentola (2015)

Regia di Kenneth Branagh con Lily James, Cate Blanchett, Helena Bonham Carter.Cenerentola-il-trailer-del-film-di-Kenneth-Branagh_oggetto_editoriale_w300

voto: 6

La trasposizione cinematografica della famosissima fiaba è sempre rischiosa, trattandosi di uno dei capisaldi disneyani con i quali siamo tutti cresciuti: perchè sentire l’esigenza di riproporre una versione di Cenerentola quando c’è il vecchio cartone Disney che sarà sempre e comunque migliore? boh, per questo le mie aspettative erano basse ma speranzose perchè alla ragia c’è Kenneth Branagh, sinonimo di passione, rispetto, cultura, bravura e talento.  Continua a leggere

La Teoria del Tutto (2014)

 Regia di James Marsch con Eddie Redmayne e Felicy Jones.
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Voto: 7

Raramente mi capita di commuovermi guardando un film, ma questo fa eccezione.
La vita di Steven Hawking, il noto astrofisico, approda sul grande schermo in concorrenza con un altro cervellone, il matematico Alan Turing, interpretato da Benedict Bumberbatch ne The Imitation Game (che, ironia del destino, interpretò proprio Hawking nel lungometraggio televisivo nel 2004). Inevitabile il confronto che segue, dato che i due film si contendono, tra le varie nomination, quella per il Miglior Attore Protagonista e  Miglior Film ai prossimi Oscar.

La Teoria Del Tutto si concentra essenzialmente sul dramma della malattia, l’atrofia muscolare progressiva, che colpisce Hawking sin dai tempi universitari, con il drammatico pronostico di 2 anni di vita (ad oggi ampiamente superati). Questo non gli impedisce di sposarsi e avere 3 figli e, naturalmente, di continuare i suoi studi e pubblicare le sue teorie scientifiche.

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The Imitation Game (2014)

Regia di Morten Tyldum con Benedict Cumberbatch.

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Voto: 9

Appena ho visto il trailer, mi sono chiesta quale fosse il motivo di riparlare di questa storia quando già era uscito “recentemente” un film che trattava dello stesso argomento. Mi riferisco ad Enigma il film del 2001 (regia di Michael Apded). Ebbene, per fortuna, non c’entra niente!

Enigma, tratto dal romanzo di Robert Harris, sfrutta l’argomento per costruirci sopra una trama Enigma_filmromantica e intrecci da thriller realizzando un film d’intrattenimento carente su vari fronti (contorto e dispersivo). E’ la categoria di film che detesto: quelli che modificano la storia reale rendendola quasi  Continua a leggere

American Sniper (2014)

Regia di Clint Eastwood con Bradley Cooper.

Voto: 7

Si tratta della biografia di Chris Kyle, arruolatosi nei Navy Seal (le forze speciali della marina americana) e distintosi nella guerra in Iraq diventando il miglior cecchino degli Stati Uniti. La sua controversa e tragica scomparsa nel 2013 ha mobilitato il popolo americano che si è riunito intorno alla famiglia, rendendo i funerari un vero evento nazionale. Deve essere stato questo ad ispirare Clint Eastwood e Bradley Cooper che hanno affrontato l’argomento con rispetto e partecipazione. Si tocca il tasto dolente della guerra: la guerra giusta, la guerra per la libertà della democrazia, l’11 settembre…peccherò di etnocentrismo ma a noi europei a sta cazzata abbiamo smesso di crederci secoli fa (e noi italiani, poi, forse non ci abbiamo mai creduto) quindi, diciamo che emotivamente il film non coinvolge al cento per cento. Continua a leggere